Tra storia e paesaggi nell'Italia dell'800 d.c. alla ricerca delle radici Europee

Ripercorrere dopo 1200 anni l'itinerario che Carlo Magno utilizzò tra l'VIII e il IX secolo per recarsi a Roma, è un modo di viaggiare non solo in uno spazio geografico, ma anche in un tempo comune. Ritrovare la rete di strade e sentieri calpestati dalla corte regia carolingia è impresa ardua e di difficile realizzazione. Partendo dalle scarse fonti storiche disponibili si possono ipotizzare diverse opzioni confrontando fra loro vari fattori: le vie di comunicazione usate abitualmente in quei tempi, gli insediamenti urbani e la loro importanza all'epoca, gli interessi "politici" dell'Imperatore. Rimangono anche così numerose lacune, integrate con la scelta di valorizzare due aspetti del nostro territorio: i beni considerati minori del nostro immenso patrimonio culturale e le zone poste sotto tutela ambientale per il loro rilevante valore paesaggistico.

Questo secondo aspetto si integra alla perfezione con l'esigenza di ritrovare un percorso così lontano nel tempo. Se strade e città sono profondamente cambiate nel corso dei secoli, non è stato così per i paesaggi naturali; certo una palude potrà essere stata bonificata, un bosco avrà ceduto il posto alla cultura agricola, ma l'essenza del paesaggio ambientale è ciò che è necessariamente mutato meno. Trovati questi punti cardinali del percorso, la scelta definitiva sulle strade da percorrere per collegarli fra loro si è posata, dove possibile, sulla viabilità minore per favorire l'utenza ciclistica. Infatti per cogliere appieno l'emozione di un viaggio così particolare, il mezzo più appropriato è la bicicletta, lenta e a volte faticosa, così come era lento il procedere delle cose prima dell'avvento del motore.


La Via Carolingia

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